BONAFEDE SI SVEGLI, CARCERI A RISCHIO COVID

IL VIDEO DEL QUESTION TIME

 

On. ALESSANDRO COLUCCI

Signor Ministro, la capienza delle carceri italiane è per 50.931 persone, e sono reclusi attualmente 53.785 detenuti, quindi ci sono 2.854 persone in più nelle carceri italiane; vuol dire che c’è sovraffollamento e promiscuità. Per questo la conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà ha rivolto un appello al Parlamento per rischio di contagio, perché non c’è il distanziamento nelle carceri e perché è difficile garantire il livello igienico di contrasto al COVID. I dati del Garante dei diritti dei detenuti ci dicono che al 22 novembre scorso risultavano positivi al COVID 732 detenuti e vi erano 156 casi tra il personale penitenziario. L’unica risposta, l’unica strategia attuata è quella di chiudere, e ci preoccupa molto la chiusura delle scuole all’interno delle carceri e, quindi, la conseguente mancanza di educazione.

Concludo riferendo le parole del capo dipartimento istruzione del Ministero, che dichiara che va giustamente garantito il diritto all’istruzione nelle scuole con sedi carcerarie, oltre alla necessità di fare uno screening attraverso i tamponi. Quindi, anche a nome dei colleghi Tondo e Lupi, chiedo se si proseguirà l’attività scolastica e come intenda, il Ministro, ovviare al sovraffollamento e al rischio che le carceri diventino focolai.

RISPOSTA Ministro della Giustizia BONAFEDE:

Alla data del 24 novembre 2020, su 53.720 presenti negli istituti di pena del Paese, sono stati registrati 826 casi di positività al COVID-19, di cui 804 gestiti dall’area sanitaria interna, dei quali 772 asintomatici e 22 ricoverati presso luoghi esterni di cura; 1.042 risultano, invece, i casi di positività registrati fra gli operatori penitenziari: 970 relativamente al personale del Corpo di polizia penitenziaria e 72 fra il personale amministrativo e dirigenziale del DAP. Di questi, 1.013 si trovano in quarantena presso il proprio domicilio, 19 presso le caserme annesse agli istituti di pena e 10 risultano ricoverati in strutture ospedaliere.

Presso gli istituti minorili, su 299 presenze, a fronte di una capienza di 536 posti, tre sono i positivi al COVID-19, uno dei quali era tale già al momento del suo ingresso.

In questi mesi, il Ministero ha continuato a predisporre misure organizzative volte a limitare al massimo il rischio salute di tutte le persone che lavorano e vivono negli istituti di detenzione: criteri di ammissione al carcere con le attività di triage all’ingresso sui detenuti nuovi giunti o provenienti da altri istituti, 145 sono le tensostrutture installate a tal fine, il relativo periodo di isolamento preventivo fino all’esito del tampone – la suddivisione in tre tipologie è solamente precauzionale: isolamento per contatti stretti con soggetti positivi, isolamento per i positivi, misurazione della temperatura a chiunque entri in istituto -, la fornitura di DPI, mascherine e gel, tutto sempre a stretto contatto con le autorità sanitarie locali.

Quanto al profilo dell’istruzione in carcere, sono ben consapevole della sua rilevanza costituzionale, non solo come diritto in sé, ma altresì come elemento decisivo nel percorso di rieducazione di ogni detenuto e con ancora più importanza in ambito minorile. Ad oggi, in generale, l’attività scolastica nel circuito minorile prosegue in presenza, salvo eventuali sospensioni temporanee ed eccezionali, come peraltro avviene per la totalità degli studenti del Paese, su disposizione dell’autorità sanitaria o per specifiche ordinanze nazionali, regionali o locali. Negli istituti per maggiorenni, dove si sono avvertite le criticità evidenziate dall’interrogante, si stanno portando avanti tutte le procedure per implementare le dotazioni tecnologiche che permettano la didattica a distanza nel momento in cui la stessa dovesse essere prevista come necessaria.

Voglio ringraziare, in questa sede, tutto il personale delle aree educative per l’attività che sta svolgendo per consentire la ripresa e la prosecuzione dell’attività di apprendimento. Questo perché ritengo sia fondamentale non fermare il processo didattico, a patto che sia possibile garantirne lo svolgimento in assoluta sicurezza.

REPLICA On. MAURIZIO LUPI:

Signor Ministro, su queste cose non ci si può dichiarare né soddisfatti né insoddisfatti, stiamo parlando della dignità della persona, della certezza della pena, di un motto, anzi di due motti che, prima, gli agenti di custodia e, poi, la Polizia penitenziaria hanno messo come spirito e scopo del loro agire. Fino al 1990 era: “Vigilando redimere”; poi, diventata Polizia penitenziaria: “Garantire la speranza è il nostro compito”.

La settimana scorsa, con il collega Toccafondi, sono andato al carcere di Rebibbia, una delle carceri che viene, a proposito della rieducazione e del reinserimento, indicata a modello; una ASL aveva appena impedito la possibilità, per esempio, di proseguire nell’istruzione. Nel carcere di Rebibbia, l’abbiamo visto noi con i nostri occhi, le celle di sei persone sono focolai pericolosissimi per il COVID. Il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, anche per il più debole, anche per chi ha sbagliato, è il diritto alla dignità di essere persona. L’idea che noi abbiamo di pena, e che ci auguriamo abbiamo tutti in questo Parlamento, è che, indipendentemente dalla certezza della pena che deve essere scontata, perché uno se è lì è perché ha sbagliato, la prima causa che toglie la dignità è il sovraffollamento delle carceri e questo crea ulteriormente l’assenza di senso e di significato.

Attenzione, attenzione: abbiamo già sperimentato che cosa può accadere a marzo, lei se lo ricorda benissimo, ne abbiamo discusso qui; le carceri possono diventare un’ennesima esplosione della pandemia e un ennesimo luogo dove la dignità della persona e quel “Vigilando redimere” o quel “Garantire la speranza è il nostro compito”, nonostante gli sforzi della Polizia penitenziaria e dei direttori di carcere, vengono meno.

Questa è la sfida, questo è l’invito che le facciamo, anche con coraggio, in un momento eccezionale come questo – e grazie, Presidente -, di evitare, per esempio, quei dati che ci ha dato, che dicono che il sovraffollamento è ancora una piaga, in questo momento, del nostro sistema penitenziario.