CONGRESSO USA, CAMPANELLO DI ALLARME

Quanto successo a Washington è gravissimo nella fattualità, un assalto al Congresso e quattro morti, ed è un campanello d’allarme per tutte le democrazie occidentali. La pura forma non ci salverà.
Non c’è democrazia senza responsabilità, senza l’ossequio a valori che precedono il formarsi di una maggioranza e le sue decisioni. Tra questi il rifiuto categorico della violenza non solo quando essa si scatena ma anche nelle parole che la scatenano.
Trump, che – va ricordato – è stato votato da 74 milioni di americani, non può farsi forte solo delle proprie convinzioni, nessuno può farlo, in democrazia, come nella vita sociale a ogni livello, il rispetto dell’altro, dell’altro che ti ha sconfitto, viene prima di ogni personale convincimento. Con il suo irresponsabile comportamento Trump ha fatto a pezzi l’immagine dell’America nel mondo (pensate solo alle piazze arabe di fronte alla tv), ha fatto a pezzi il Partito repubblicano, oltre a mettere una pietra tombale di damnatio memoriae sulla sua presidenza.
Restano ora quei 74 milioni di uomini e donne che hanno creduto in lui, resta ora un problema che non è solo americano, resta da ricostruire un’idea e una pratica della lotta democratica che sia scontro e confronto tra avversari e non nemici.
Resta da capire che responsabilità verso un Paese e le sue istituzioni vale di più della poltrona dalla quale la si esercita, che il potere di governo (cioè di costruire il bene comune) vale di più del potere fine a sé stesso.
È un compito di noi politici, degli intellettuali, dei responsabili dei media, di chiunque abbia un’idea di popolo che non coincide con quella dei suoi fan o dei suoi follower.